Le matite sono finite.
Da una settimana ormai.
E’ stato strano disegnare per l’ultima volta i protagonisti della storia. Per fortuna le tavole non sono concluse, altrimenti sarei stato ancora più riluttante a tracciare quei segni di grafite sull’ultimo foglio bianco. Convivo con questi personaggi da più di due anni e abbandonarli sarà triste. O liberatorio. Altre vicende premono per essere raccontate, se ne avrò l’opportunità.
In ogni caso, c’è ancora molto lavoro da fare. Quindici tavole da colorare e terminare. Quindi correggere varie cosine.
Qui sotto vedete la prima tavola del quinto capitolo: “Il lago”.
Dopo la rivelazione della tavola precedente, il racconto smette di essere filtrato dalle emozioni del protagonista, che in qualche modo si estranea dalla vicenda. O finge di farlo.
Usciamo dalle atmosfere falsate dai ricordi e ci troviamo nella luce reale di un mattino di fine inverno. Queste erano le mie intenzioni, spero di esserci andato almeno vicino.
Nel quinto capitolo giungerà finalmente la primavera. E l’estate.
Ironico doverle ricreare proprio ora che ci stiamo addentrando nel freddo e nel buio.
Ecco il prezzo per non avere abbastanza tempo.
Da anni vorrei vivere in una singolarità in cui le giornate durano 48 ore, ma finora questo resterà un desiderio irrealizzabile. Peccato.
A presto.
lunedì 2 novembre 2009
Lavori in corso
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Etichette: Acquerelli, Fumetti, I Palazzi
mercoledì 14 ottobre 2009
I want to do bad things with you

Adoro il fantastico.
Mitologia, horror, fantascienza, fantasy o fiaba che sia. E lo odio.
Il più delle volte lo odio, a dir la verità.
Scrivere letteratura fantastica sembra facile.
Scrivere letteratura fantastica significativa è difficile. Molto difficile.
Ci sono due strade percorribili per addentrarsi nel fantastico, all’apparenza non troppo accidentate. La prima, forse considerata la più semplice, è quella di inventarsi tutto di sana pianta. I personaggi, le creature, il mondo in cui vivono, le loro credenze e via dicendo. Peccato che scivolare in banalità sia facilissimo. Tralasciando per un attimo il problema del contenuto.
La seconda via è quella di utilizzare parte del ricchissimo materiale fantastico che si è accumulato dalla presa di coscienza dell’uomo sino ai giorni nostri. In realtà anche la prima via non può sottrarsi a questo, ed esistono infiniti sentieri percorribili che intersecano le due strade, ma sto semplificando. Come secondo caso intendo l’uso esplicito di archetipi ormai patrimonio dell’inconscio collettivo. Anche qui le trappole sono nascoste a ogni passo. Usare i modelli come vuole la tradizione raramente porta a risultati eccelsi. Stravolgerli troppo, d’altro canto, potrebbe infastidire chi conosce e in qualche modo vuole vedere rispettato il canone secolare (se non più vecchio). Non dimenticando che i modelli si sono sviluppati in un certo modo per assecondare i loro significati.
In entrambi i casi, il fantastico dovrebbe avere un contenuto. Dovrebbe parlare di noi e del nostro mondo fingendo di parlare d’altro. In realtà, anche se non era nelle intenzioni dell’autore, una storia esprime sempre una visione del mondo. E spesso le visioni che escono dalle pagine del fantastico sono discutibili, quando non aberranti.
Ma veniamo a True Blood.
Alan Ball ha scritto una delle mie serie tv preferite di sempre, Six feet under. Una serie che parla di persone molte complesse, spingendoci ogni puntata ad aprire di più la mente, cercando di comprendere come ognuno di noi sia stratificato, come ogni decisione abbia alla spalle emozioni e pensieri unici.
Mi aspettavo molto da True Blood e, dopo le prime puntate un po’ noiosette, in cui non capivo bene la direzione presa, posso dirmi molto soddisfatto.
Ball (non so quanto debba a Charlaine Harris, in questo caso) e il team di scrittori usano il fantastico in maniera perfetta. Usano archetipi, carichi di tutto il loro significato simbolico, rispettando la tradizione ma nel contempo inserendo elementi nuovi, originali. Creano un mondo interessante e vivo che rispecchia perfettamente il nostro.
I vampiri sono simboli (del sesso e della morte, ovviamente) ma sono anche esseri viventi distinti, unici. L’atteggiamento nei loro confronti rispecchia l’atteggiamento di fronte a qualsiasi minoranza. Esistono vampiri incredibilmente malvagi. Altri meno. Esattamente come gli uomini. E chiunque, nell’universo di True Blood, si proclamasse cacciatore di vampiri e andasse in giro a sterminarli, apparirebbe per quello che è: un esaltato, un fondamentalista, un nazista.
Alcuni scrittori contemporanei tendono ad appiattire la figura del mostro, comprensibilmente stanchi del “diverso ma in realtà buono”, a volte stucchevole, ma passare a diverso quindi carne da macello mi sembra eccessivo.
Non mi interessa una storia di un uomo armato che uccide mostri a valanghe. Mi interessano storie di persone. E in True Blood i vampiri sono individui. Così come i mutaforma. O le streghe. O tutto quello che esiste là fuori (come direbbe Fox Mulder) e dentro di noi.
Individui con pensieri e motivazioni uniche, e nello stesso tempo archetipi carichi di significati più o meno inconsci. Come Six Feet Under, True Blood è un continuo esercizio di apertura mentale. Ogni volta la posta viene alzata e con essa la nostra capacità di comprensione.
I vampiri esistono. E non sono tutti cattivi.
Ma anche i mutaforma esistono, come molte altre cose.
Nessuna di esse è il male, da eliminare a prescindere. Sono solo individui da conoscere.
E questo è il bello del mondo.
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Etichette: Visioni
lunedì 5 ottobre 2009
Altro che 2012
E settembre è finito.
Un mese particolare, in cui purtroppo ho trascurato questo piccolo spazio.
Le matite proseguono, ormai mancano solo 5 tavole e poi si parte con l’ultima cavalcata ad acquerello. Sempre se gli occhi, un po’ in difficoltà, reggono.
Disegnare il finale si sta rivelando particolarmente intenso. Spero faccio lo stesso effetto ai lettori, in futuro.
Anzi, speriamo sia più facile da affrontare.
A presto (spero).
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giovedì 27 agosto 2009
Praticamente dietro l’angolo

Anche il quarto capitolo è finito!
Dopo una bella settimana in Irlanda, d’improvviso ho avuto il tempo di completare le poche tavole che mancavano. E anche di fare qualche piccola correzione.
Ore al tavolo da disegno, nei giorni più caldi da sei anni a questa parte… ah, l'ironia dell'universo. E il masochismo.
Mio, non dell'universo.
Tempo di andare avanti ancora, abbandonando le atmosfere marroni/ocra che ci tenevano compagnia da qualche mese. Ma il finale ormai è in vista.
Dopo aver finito un capitolo passano alcuni giorni in cui fuggo dal tavolo da disegno, spaventato dal prossimo foglio bianco.
Ho bisogno di staccare un attimo e raccogliere il coraggio per riprendere in mano la matita.
Oggi ho disegnato tavola 81.
Speriamo di procedere con regolarità.
Il conto alla rovescia qui a fianco rimarrà fermo per un po’, vorrei finire tutte le matite fino alla 96 prima di tornare a colorare.
Sempre che non mi sciolga prima.
A presto.
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Etichette: Acquerelli, Fumetti, I Palazzi
giovedì 23 luglio 2009
What the duck!

Quando rincorri un vicino nel parco per fargli fare una puntura a tuo padre, in preda ai dolori, e lui ti risponde che arriva subito, appena il cane ha pisciato, e quando entra in casa inizia a perdere sangue dal naso ovunque, tanto che a malapena riesce a fare quello per cui lo avevi chiamato in principio, capisci che non stai attraversando un periodo molto fortunato.
Diviso tra il lavoro e i miei compiti di casalingo, infermiere e autista, in questi giorni il tempo per disegnare tende a svanire, ma qualcosa si riesce a concludere. E nessuno ha niente di grave, quindi tagliamola qui con le lamentele.
Molti manuali di scrittura, e molti scrittori che parlano del loro mestiere, sottolineano come ogni frase di un romanzo dovrebbe contenere l'opera intera. Rifletterla, in qualche modo. Nel contenuto, nello stile, nella composizione. Lo stesso dovrebbe valere, allontanandoci un po’, per le scene o per i capitoli. Nel caso del cinema, oltre alle battute dei personaggi, anche le varie inquadrature dovrebbero entrare in risonanza con il quadro generale. Nel fumetto: testi, dialoghi e disegni.
Nel mio piccolo, molte scene o vignette del fumetto che sto realizzando contengono l’intero senso della vicenda. Per i dubbiosi, le due vignette che incorniciano questo post riassumono l'intera storia. Ho dovuto togliere il testo dalla prima per non rivelare troppo.
Ma è tutto qui.
In solo due vignette.
Il titolo del post è un omaggio a un web comic che provoca dipendenza.
E no, la mia storia non parla di una papera che fa il bagno.
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lunedì 22 giugno 2009
Un po’ di parolacce
Che latitano su questo blog e mi sembrano appropriate come commento agli ultimi avvenimenti “politici” del paese, sia a livello nazionale che locale (solo le parolacce, a caso, non il contesto in cui sono inserite).
Per il resto anch’io è un po’ che latito, ma le tavole procedono. Qui sopra avete letto la 71 e sto concludendo la 75 in questi giorni. Pian piano i verdi iniziano a insinuarsi tra i colori, anticipando la primavera del quinto e conclusivo capitolo.
Speravo di finire il quarto per Giugno, ma mancano ancora cinque/sei tavole… 
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Etichette: Acquerelli, Fumetti, I Palazzi
lunedì 11 maggio 2009
Alive and well and living in

Piccoli avvenimenti dall’ultimo post.
Ho accudito con Eva, ancora una volta, un cane non mio. Un cane che meriterebbe tutto l’affetto del mondo, ma che non lo riceve, purtroppo.
(No, non è il cane ritratto qua sopra. Questo è il cane della nostra storia.)
Mi son bloccato, sbloccato, ribloccato con la schiena un po’ di volte.
Sono tornato a lavorare ai Palazzi "regolarmente". Come potete vedere, il countdown non è più palindromo (69/96). E’ un duro colpo, ma troverò il modo di sopravvivere lo stesso...
Qui sotto trovate la vignetta centrale di pagina 70.
A presto.
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